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Vigneti, il terzo rinvio
Con l'iscrizione scattano anche multe e sanatorie per gli impianti non dichiarati

Giorgio dell'Orefice

ROMA - Il catasto impossibile si affida all'ennesima proroga per la denuncia dei vigneti. Da qualche parte, in uno dei tanti magazzini ministeriali, giacciono ancora i 450mila modelli «S» inutilmente inviati nel lontano '92 ai viticoltori per aggiornare i dati sul catasto dei vigneti. Analoga sorte era toccata, qualche anno fa, a un secondo tentativo.

Poi, finalmente, la grande riforma di Agenda 2000 con i suoi ricchi premi per la riconversione e possibilità di condono per i vigneti abusivi. A una condizione, quella di sempre: realizzare il catasto. Riuscirà l'Italia in questo arduo compito? L'ottimismo non manca, ma la tattica dei continui rinvii non lascia in verità molto ben sperare. La scadenza naturale, fissata al 31 marzo 2001, era stata già rinviata al 31 luglio.

Ma vista la scarsa adesione dei viticoltori italiani, il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, ha firmato ieri un ennesimo slittamento dei termini, stabilendo la nuova scadenza al 31 ottobre. Il primo a sollecitare il rinvio dei termini era stato qualche giorno fa il presidente della Cia, Massimo Pacetti, che aveva segnalato le difficoltà a rispettare i tempi. Poi le stesse Regioni, con l'Agea aveva organizzato sul territorio appositi sportelli per accogliere le denunce di superficie dei produttori.

Uno sforzo organizzativo enorme - e anche molto dispendioso - con 127 sportelli Agea distribuiti sul territorio e le relative 412 postazioni per la raccolta dei dati. Ma finora la «vendemmia» di pratiche è stata molto scarsa. In base alle ultime elaborazioni, aggiornate al 15 luglio, le dichiarazioni presentate sono 237mila (delle quali 189mila validate), circa il 50% delle 500mila attese.

L'ondata di domande registrata negli ultimi quindici giorni - questo giustifica anche la sfasatura tra domande presentate e domande validate - potrebbe aver migliorato il conteggio parziale. Comunque, l'obiettivo finale è stato mancato e questo ha convinto Alemanno a concedere una nuova chance ai produttori. Anche perché, la mancanza di un catasto aggiornato mette a rischio l'accesso dei produttori ai contributi comunitari (centinaia di miliardi l'anno) destinati dall'Unione europea al comparto vitivinicolo.

Infatti, è necessario allegare la dichiarazione delle superfici vitate sia per accedere agli aiuti per la ristrutturazione dei vigneti che per la distillazione, sia per ottenere contributi allo stoccaggio che quelli all'arricchimento. Non ultima, la possibilità di regolarizzare la posizione dei vigneti impiantati abusivamente. Un condono di cui, finora, non si ha traccia, nonostante la sensibile riduzione delle sanzioni.

Proprio in questa ottica, negli ultimi mesi, si è data la precedenza alle dichiarazioni presentate dai produttori che intendevano accedere ai fondi della ristrutturazione e riconversione dei vigneti. Anche per tale linea d'intervento, infatti, la domanda d'aiuto andava corredata con la dichiarazione delle superfici. Un'operazione che ha avuto successo per attingere alla prima annualità dei fondi stanziati da Agenda 2000.

L'Italia, infatti, non solo è riuscita a utilizzare l'intero plafond ottenuto con la prima ripartizione (194 miliardi), ma anche ad attingere alle risorse aggiuntive derivanti dai fondi non utilizzati dagli altri partner. E proprio ieri, infatti, è rimbalzata la notizia che a Roma saranno assegnati altri 29 miliardi. La formalizzazione è attesa nei prossimi giorni.

Ma se da un lato, la precedenza accordata alle domande per il «restyling», ha sortito i suoi effetti, dall'altro ha avuto un «ritorno» limitato sulla mappatura completa del vigneto Italia: solo 8mila, infatti, sono state le dichiarazioni presentate a corredo della domanda per ottenere i finanziamenti comunitari destinati alla ristrutturazione.

 

 

 
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