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L'Italia apre le cantine
Fatturato da 3mila miliardi per l'enoturismo
- Le Fs organizzano treni straordinari
MILANO Gli appassionati
di "cantine aperte" scalda i motori in vista della giornata
del vino, in programma domani in tutta Italia. Saranno 900mila,
forse un milione le persone attese per il grande evento,
arrivato ormai all'ottavo appuntamento. Per gli organizzatori
del Movimento del turismo del vino, il traguardo massimo
è a portata di mano, dopo la carica degli 800mila visitatori
dell'edizione 2000.
Si muoveranno
in gruppo e individualmente, useranno auto, moto, bici e
torpedone, ma anche i treni speciali che le Fs hanno organizzato
per l'occasione in collaborazione con le sezioni periferiche
del Movimento e con singole aziende (convenzioni e informazioni
sono riportate sui siti www.movimentoturismovino.it e www.winenews.it).
In tutto sono 850 le cantine che da Domodossola a capo Passero
apriranno le proprie porte alle orde di visitatori festanti
alla ricerca di cibi naturali, vini genuini e momenti di
relax all'aria aperta.
Un popolo
di curiosi e bon vivant che - dichiara il presidente del
Movimento enoturistico, Ornella Venica - «ama e rispetta
il vino, che vuole conoscere da vicino questa realtà che
è un insieme di economia, storia, cultura e rispetto dell'ambiente».
Insomma, un fenomeno che potremmo definire delle tre "p",
perchè da quando ha mosso i primi passi sotto la regia della
fondatrice del Movimento, la vignaiola montalcinese Donatella
Cinelli Colombini, ha coinvolto sempre più "persone, professioni
e prodotti" tipici del territorio e dell'intero sistema
enogastronomico italiano. Questo spiega la crescente attenzione
delle imprese e delle istituzioni verso il turismo rurale,
in quanto fenomeno in grado di alimentare reddito a chi
lo pratica e sviluppo al sistema agricolo nel suo insieme.
All'interno
del quale, comunque, il vino resta il prodotto maggiormente
spendibile in termini di immagine e per affermare la logica
della produzione di qualità. Si calcola che il solo enoturismo
raggiunga un fatturato di oltre 3mila miliardi. «Il turismo
del vino - sostiene Donatella Cinelli - è un fenomeno in
forte sviluppo, che va gestito bene per potere cogliere
quanto di positivo possa dare». Per esempio, «per accrescere
il grado di responsabilità della gente che si avvicina al
consumo di vino, ma anche per creare nuove prospettive economiche
al settore, nuova occupazione e nuove professionalità che
hanno a che fare con la cucina, con l'artigianato, con il
turismo».
Si stima
che nei prossimi cinque anni l'enoturismo creerà almeno
10mila nuovi posti di lavoro. Un esempio di nuove opportunità
arriva dalla Lombardia, dove la locale sezione del Movimento
ha firmato una convenzione con una rete di agenzie di viaggio
che ha portato alla formulazione di un pacchetto turistico
di 2 o 3 giorni, tutto compreso e l'assistenza di personale
specializzato, destinato a chi intende conoscere il territorio
lombardo. Naturalmente «non tutte le cantine hanno i mezzi
o sono in grado di offrire le stesse opportunità al visitatore
- dice Barberina Oltrona Visconti di Villa Peyrano di Albarola,
Piacenza - questo significa che per la riuscita di qualsivoglia
iniziativa, le aziende vinicole devono agire direttamente
e con responsabilità, creando momenti culturali e collaterali
al vino, senza attendere che sia la mano pubblica a creare
l'evento».
Il riferimento
all'istituzione spinge inevitabilmente il discorso sulla
questione delle strade del vino. Un organismo voluto e sostenuto
dalle figure professionali che hanno a che fare con il vino
e l'enoturismo. Ma per quanto siano passati tre anni dalla
legge nazionale (268/99) che ha istituzionalizzato e finanziato
le strade del vino, resta l'amara consolazione che una buona
metà delle regioni italiane non ha ancora provveduto a trasferire
quella disposizione nazionale in azione locale. Una situazione
a dir poco incresciosa, che certo non va nella direzione
suggerita dal mercato e che, per di più, offre il fianco
alla proliferazione di "strade" che rischiano di avere un
nome e un ruolo solo sulla carta. «Il rischio esiste se
si lascia fare senza alcun controllo», dichiara l'assessore
all'Agricoltura della Puglia, Nino Marmo, che proprio di
recente ha dato il via libera alla "strada del vino e dell'olio
di Castel del Monte".
«Non si possono
dare autorizzazioni a caso - aggiunge Marmo - ma detto questo,
credo che le "strade" costituiscano l'approccio migliore
per lo sviluppo dell'economia rurale, la valorizzazione
dei prodotti tipici e la tutela del territorio». Un principio,
questo, che condivide il presidente del Movimento del turismo
del vino, Venica.
Che però
non rinuncia a denunciare che in Italia di "strade del vino"
«ce ne sono ormai troppe, perchè sono nate come funghi e
in modo disordinato». E questo perchè la legge nazionale
ha il grosso difetto di «non pianificare gli interventi
dei diversi interlocutori pubblici e privati». Per questo
Venica, in occasione della Settimana del vino in programma
da oggi all'Enoteca Italiana di Siena, proporrà la creazione
di un tavolo permanente di lavoro tra il Movimento, le Città
del vino e le enoteche pubbliche.
Nicola
Dante Basile
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