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Multe sul latte, la Ue conferma
Enrico Brivio (DAL NOSTRO INVIATO)
BRUXELLES - Anche nella campagna 2000-2001 l'Italia ha maturato
una mega-multa a nove cifre per lo sfondamento delle quote
latte. Il conteggio preliminare a Bruxelles sulle consegne
alle latterie ha confermato ieri le fosche anticipazioni
provenienti dall'Italia (si veda «Il Sole-24 Ore» del 6
luglio): il nostro Paese dovrà pagare un'ammenda di 275
miliardi di lire (pari a 142 milioni di euro) per aver sforato
la propria quota produttiva di ben 399mila tonnellate.
La cronica sovrapproduzione italiana
rispetto ai tetti assegnati è perciò implacabilmente continuata,
nonostante i produttori nazionali abbiano potuto beneficiare
nel corso della scorsa campagna di un aumento delle quote
di 300mila tonnellate, ottenuto nell'ambito dei negoziati
di Agenda 2000. Ma il poderoso ammortizzatore non è bastato.
Tanto che viene da chiedersi, a questo punto, se l'ulteriore
e ultimo ritocco di 300mila tonnellate previsto per quest'anno
sarà sufficiente a curare una volta per tutte il vizio endemico
degli sfondamenti. L'Italia non è la sola ad aver oltrepassato
la quota prefissata, ma si aggiudica praticamente la metà
degli eccessi e dei relativi prelievi dell'Unione, che ammontano
globalmente a 288 milioni di euro.
Ci seguono la Germania con 89
milioni di euro di ammenda e l'Austria con 36. Sforamenti
più contenuti sono stati compiuti da Finlandia, Danimarca,
Grecia e Lussemburgo, mentre gli altri sette partner sono
rimasti entro il tetto prestabilito. In ogni caso, la Commissione
europea ha sottolineato che globalmente gli sfondamenti
sono stati limitati nella Ue a 40mila tonnellate e perciò
ampiamente inferiori a un anno fa, quando avevano superato
il milione di tonnellate e generato multe di 380 milioni
di euro. Anche la posizione italiana è meno allarmante dell'anno
scorso, quando scattò un superprelievo di 394 miliardi di
lire (quasi 204 milioni di euro) in base ai dati rivisti
'99-2000 resi noti ieri.
Il miglioramento è derivato però
esclusivamente dal "ritocco" delle quote latte strappato
all'interno di Agenda 2000, in quanto in realtà le quantità
consegnate alle latterie in Italia sono salite dalle 10mila
e 28 tonnellate del '99-2000 alle 10mila e 49 del 2000-2001.
Il nuovo sfondamento italiano non fa che aggravare l'annoso
contenzioso tra Roma e Bruxelles, che si trascina dal '93
e che dal '95-96 a oggi ha visto ormai accumularsi prelievi
per oltre 1.730 miliardi di lire.
Per il momento le posizioni non
cambiano: la Commissione europea ribadisce che, in ultima
analisi, dovranno essere i produttori che hanno sfondato
a dover pagare; il Governo italiano ribatte che si trova
le mani legate dalla pioggia di ricorsi di allevatori al
Tar che sono riusciti a bloccare le azioni di riscossione.
Di fatto, perciò, solo un esiguo drappello di produttori
ha veramente pagato di tasca propria.
Allo stato attuale Bruxelles
sembra voler rimanere in posizione d'attesa e non far avanzare
allo stadio successivo la procedura d'infrazione aperta
contro l'Italia nel gennaio '98, prendendo atto degli ostacoli
di tipo giudiziario, indipendenti dalla volontà del Governo.
Ma la pazienza ha un limite e sul medio periodo la Commissione
intende verificare progressi e sforzi concreti di Roma per
esigere il rimborso da parte degli allevatori delle somme
trattenute dall'Unione europea.
La strada di una sanatoria per
le posizioni pregresse rischia, invece, di scontrarsi con
un muro a Bruxelles, impegnata a esigere il pagamento di
multe passate anche da altri Paesi, come la Spagna
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