Regione Piemontelogo Asso-NET

le cooperative | Extranet
prodotti | ricette | percorsi | appuntamenti | foto | lavoro | novita'

 
Asso-NET Asso-NET
  rassegna stampa      
 

 

 


Alemanno perde mezzo ministero
Il ministro annuncia battaglia sul decreto Berlusconi e sul controllo delle Guardie forestali passato alle Regioni

Alessandro Mastrantonio

ROMA - Una sola riga di testo e il ministero è dimezzato. Il dicastero in questione è quello delle Politiche agricole. La frase fatidica riguarda le competenze su «trasformazione e conseguente commercializzazione dei prodotti agricoli», che passano alle Attività produttive, in buona compagnia con industria e artigianato, energia e commercio.

La novità è contenuta nel decreto legge approvato dal nuovo Governo lo stesso giorno del giuramento: un provvedimento d'urgenza varato soprattutto per scorporare dalle Attività produttive i ministeri della Sanità e delle Comunicazioni, nel quale è stato inserito anche il passaggio del testimone delle competenze in materia di agroindustria. Risolvendo, a favore delle Attività produttive, un'incertezza che in verità di trascinava da tempo.

Formalmente, a partire dall'inizio dello scorso anno - secondo quanto previsto dal decreto legislativo 300/99 - erano state assegnate al ministero dell'Industria le funzioni relative al settore agroindustriale già esercitate dal Mipaf, con le conseguenti risorse. Finora, però, era stato un semplice enunciato di principio. Che ora il decreto legge del Governo Berlusconi ha precisato in maniera estensiva, fino a interessare l'intera trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Insomma confini più netti, almeno dal punto di vista amministrativo, tra attività agricola e attività di trasformazione. Finora, infatti, il limite era più sfumato: al Mipaf facevano capo le funzioni riguardanti i prodotti agricoli e la loro prima prima trasformazione; all'Industria la seconda trasformazione e i prodotti non strettamente legati alla materia prima.

Una divisione di campo, secondo la tesi sostenuta dal ministero di via XX Settembre, giustificata dalla stessa impostazione della regolamentazione comunitaria. A partire dall'«allegato 1» del Trattato Ue, dalle competenze del Consiglio dei ministri agricoli fino agli orientamenti in materia di aiuti di Stato in agricoltura, che fanno specifico riferimento nello stabilire i paletti per i finanziamenti nazionali, all'attività di produzione, trasformazione e commercializzazione. Ed è proprio sul capitolo dei finanziamenti ai progetti agroindustriali che c'è una maggiore sensibilità.

Attualmente, infatti, al ministero delle Politiche agricole fa capo l'istruttoria dei contratti di programma in materia agroalimentare, i progetti finanziati nel settore da Sviluppo Italia (per le competenze rilevate dalla ex Ribs) e quelli del cosiddetto decreto «tagliacosti».

C'è poi il grande capitolo dei fondi strutturali che, attraverso i Piani operativi regionali (Por) nel Mezzogiorno e i Piani di Sviluppo rurale (Psr) nel centro-nord, prevedono il cofinanziamento delle iniziative per rilanciare le attività di trasformazione e commercializzazione. Ma il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, non ci sta e già annuncia battaglia. «Queste competenze devono restare al Mipaf - dichiara - che deve fungere da anello di congiunzione tra i prodotti agricoli e il mercato.

Un ruolo vitale per un'agricoltura come quella italiana, riconosciuto dallo stesso riordino del ministero, con due nuovi dipartimenti, di cui uno competente proprio sulle politiche di mercato». Insomma nessuno svuotamento di un ministero, aggiunge Alemanno, «che ha già rischiato di morire due volte: la prima per un referendum e la seconda per la riforma Bassanini, quando fu salvato da un emendamento proposto da un deputato di An».

Un esordio difficile quindi per il neoministro delle Politiche agricole, che al suo arrivo al dicastero aveva già trovato un altro «attacco» alle sue competenze: la firma dell'ex ministro Franco Bassanini, in piena «zona Cesarini», del Dpcm che trasferisce alle Regioni il 70% di personale e risorse del Corpo forestale dello Stato a partire da gennaio 2002. Un provvedimento, anche questo, duramente criticato da Alemanno che si oppone allo smembramento della Forestale, che rischia di «distruggere l'unitarietà di questo corpo di polizia ambientale senza dare alle Regioni le competenze necessarie».

Una battaglia nella quale il nuovo ministro - confermando su questo fronte la linea già seguita dal suo predecessore, il verde Alfonso Pecoraro Scanio (al momento della firma aveva duramente polemizzato con Bassanini) - conta di avere come alleate anche le otto Regioni che si erano schierate a favore dell'unitarietà del Corpo forestale.

 

 

 
Asso-NET
Asso-NET help | mappa | e-mail