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Pac, spazio agli eco-incentivi
Contro la «modulazione» si schiera la Confagricoltura mentre la Coldiretti spinge per l'attuazione

Alessandro Mastrantonio

ROMA Dopo il riordino del ministero e il varo della legge di
orientamento, il riformista ministro delle Poliiche agricole, Alfonso
Pecoraro Scanio, vuole stringere i tempi per mettere il sigillo
anche su un terzo importante provvedimento: la cosiddetta
«modulazione» degli aiuti comunitari. Prevista da Agenda 2000
come facoltà dei singoli partner, il meccansimo prevede la
possibilità di travasare una parte degli aiuti comunitari diretti al
sostegno dei redditi agricoli (fino a un massimo del 20%) a favore
del budget per lo sviluppo rurale.

Un’ipotesi da tempo nell’agenda del ministro, rimasta finora
congelata anche per la divisione all’interno del mondo agricolo,
con la Coldiretti schierata nettamente a favore della modulazione
e la Confagricoltura sul fronte opposto. A convincere Pecoraro
Scanio sarebbe stato lo stesso commissario Ue all’Agricoltura,
Franz Fischler, nel corso del recente vertice agricolo informale
riunito in Svezia. Di fronte alle pressanti richieste avanzate dalla
delegazione italiana per una Politica agricola comune più
orientata alla qualità e più rispettosa dell’ambiente, Fischler ha
avuto facile gioco nel ricordare che la riforma di Agenda 2000 già
prevede per gli Stati membri la facoltà di rimodulare il sistema
degli aiuti a favore delle misure agroambientali. Eco-incentivi
molto cari al verde Pecoraro Scanio che però finora, al pari della
sua collega tedesca, non aveva esercitato questa opzione.

Ma ormai i tempi sembrano maturi e al ministero si sta già
lavorando per attuare la rimodulazione e valutarne l’impatto.
Anche perché le strade per attuarla sono diverse. Il regolamento
comunitario indica tre parametri, utilizzabili anche singolarmente:
manodopera impiegata in azienda, prosperità aziendale, tetto
degli aiuti percepiti. Finora, l’opzione è stata esercitata dalla
Francia (ha utilizzato tutti e tre i criteri) e dall’Inghilterra, che ha
scelto una «tassazione» lineare per tutte le aziende.

Ultimamente, ha aderito all’iniziativa anche il Portogallo.
Quale strada sceglierà l’Italia è ancora presto per dirlo. Certo, se
Pecoraro Scanio vuole imporre anche su questo tema un ritmo
serrato, quella più semplice sembra essere la soluzione
all’inglese. La definizione sugli standard di manodopera e della
redditività aziendale richiederebbe tempi lunghi in una realtà
agricola come quella italiana dove le aziende che percepiscono
aiuti comunitari sono circa 1,5 milioni, di cui poco meno di 1,2
milioni incassano fino a cinque milioni di aiuti.

Per tagliare il traguardo c’è comunque da superare le eccezioni
sollevate dalle Regioni, che nel corso di un incontro tecnico
hanno chiesto, tra l’altro, che i fondi recuperati restino nelle
singole regioni. All’opposizione la Confagricoltura: «Siamo
sempre stati contrari sul principio — affermano l’organizzazione
degli imprenditori — ma anche disponibili a un confronto
approfondito per valutare l’impatto sull’agricoltura italiana.

In questo momento, poi, con il dibattito in corso sulla revisione della
Pac nel 2002, una decisione affrettata sarebbe un salto nel buio».
Senza tentennamenti la Coldiretti, che della modulazione ha da
tempo fatto un suo cavallo di battaglia: «Uno strumento per
riordinare la Pac verso misure mirate allo sviluppo delle
imprese».

 

 

 

 
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