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I Cobas: multe latte illegittime

ROMA - I trattori per adesso restano fermi, ma la dichiarazione è di quelle dai toni di guerra. Per i Cobas del latte la multa da 262 miliardi che l'Italia dovrà pagare per avere superato la quota nella campagna 2000-01 (si veda «Il Sole-24Ore» di ieri) «è illegittima. Solo tre mesi fa - afferma il presidente del Cospa Lombardia, Franco Cauzzi - un'indagine di Nomisma e Ismea ha evidenziato che la produzione di latte è diminuita l'anno scorso del 2,5 per cento. E se adesso l'amministrazione rivede al rialzo queste cifre noi non ci stiamo».

Una patata bollente, quella delle multe sulle quote latte, rilanciata sul tavolo del ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, che si appella all'«applicazione del principio di legalità e alla tutela degli allevatori onesti». Per il resto, dichiara, «niente tagli con l'accetta, ma ricerca in sede comunitaria di forme più flessibili, anche in vista dell'allargamento della Ue ai Paesi Peco».

L'impegno a presentarsi a Bruxelles per rinegoziare la partita il ministro l'ha già preso al momento del suo insediamento. Anche se a quel punto, molto dipenderà dall'esito della sentenza della Corte di Giustizia Ue, attesa in autunno, sulle presunte corresponsabilità dell'amministrazione nazionale nell'accumulo delle eccedenze produttive. Intanto, in base ai dati definitivi della compensazione chiusa il 31 marzo scorso, l'unica certezza è che gli allevatori italiani hanno prodotto oltre 380mila quintali di latte in più rispetto al tetto nazionale fissato a 10,09 milioni di quintali.

Da cui la nuova multa da pagare, che si aggiunge ai 1.731 miliardi già accumulati per la stesso motivo a partire dalla campagna '95-96. Una bolletta ancora più salata, se si pensa che l'anno scorso l'Italia ha beneficiato della prima tranche di aumento produttivo (384mila tonnellate su un totale di 600mila) ottenuta nel quadro di Agenda 2000.

«È una sorpresa relativa - commenta la Coldiretti - perché, a parte il risultato di Agenda 2000, finora per le quote latte in Italia non è stato fatto nulla: anche in questo caso scontiamo la mancanza di regole. A questo proposito - continua l'organizzazione agricola - qui ci sono responsabilità di tutti, dell'amministrazione e di allevatori che dopo avere prodotto senza freni hanno, nel frattempo, cambiato attività». «Come era nelle previsioni, siamo tornati a occuparci di quote latte dopo la fase elettorale - spiegano invece in Confagricoltura - ma sapevamo benissimo che il trend produttivo andava oltre gli aumenti di quota che ci erano stati concessi.

Quello che chiediamo è che i fondi trattenuti da Bruxelles, a fronte del mancato pagamento delle multe sul latte, non mettano a rischio la puntuale esecuzione dei pagamenti per l'intera agricoltura». Anche per la Cia non si tratta di una sorpresa. «Che l'Italia sia nelle condizioni di produrre oltre il tetto imposto dalla Ue è risaputo da tempo, per questo abbiamo chiesto al nuovo ministro che l'Italia intervenga con urgenza sulla questione perché il sistema delle quote non è più sostenibile». «Prendiamo atto della situazione - dice Nino Andena, presidente dell'Associazione allevatori e già al vertice di Unalat - un sistema che non è ancora a regime lascia tutti un po' perplessi, ma d'altra parte non vedo vie d'uscita, almeno nel breve termine».

A sollecitare l'intervento di Alemanno interviene anche l'assessore all'Agricoltura della Lombardia, Viviana Beccalossi. «Gli 8mila allevatori lombardi che producono il 40% del latte nazionale - dice - chiedono certezze: certezza del diritto, certezza su quanto possono produrre ogni anno, certezza che le regole valgano per tutti e che i furbi vengano colpiti». Sabato 07 Luglio 2001 |

 

 

 
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