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Vino, «sprint» per i fondi Ue
Dalle Regioni sono arrivate all'Agea
domande per 163 miliardi - Scongiurati i tagli sugli aiuti
2002
Giorgio
dell'Orefice
ROMA - L'allarme paga. Il rischio
più volte paventato di perdere i 194 miliardi di contributi
Ue assegnati per il 2001 all'Italia nella ripartizione di
Agenda 2000, da utilizzare per la ristrutturazione e riconversione
dei vigneti, ha indotto la pubblica amministrazione a una
consistente accelerazione.
E oggi, l'Italia non solo è in
condizione di utilizzare il plafond assegnato ma - caso
più unico che raro - si candida a intercettare i contributi
non spesi da altri Stati membri. A poche settimane dalla
scadenza del 30 giugno per utilizzare i fondi, l'Agea (l'Agenzia
per le erogazioni in agricoltura) ha effettuato un primo
monitoraggio dal quale risulta che le Regioni italiane hanno
raccolto domande sufficienti per spendere 163 miliardi sui
194 totali assegnati nell'ambito del l'organizzazione comune
di mercato vitivinicolo.
E già questo primo dato (che
mostra una capacità di spesa dell'84%) consente non solo
di utilizzare le risorse assegnate per il 2001, ma anche
di evitare il taglio dei contributi nel prossimo anno. Il
regolamento comunitario sull'Ocm vino prevede, infatti,
che qualora uno Stato membro non sia riuscito ad utilizzare
almeno il 75% delle risorse assegnate, subisce una decurtazione
sui futuri plafond a vantaggio di altri Paesi. Ma il potenziale
di spesa complessivo è superiore. Infatti il primo elenco
fornito dal l'Agea valuta le sole richieste raccolte all'interno
dei plafond attribuiti dal ministero delle Politiche agricole
alle singole Regioni e non tiene conto della prevista possibilità
di redistribuire i fondi dalle amministrazioni in ritardo
a quelle «virtuose».
Il decreto ministeriale che autorizza
tale «travaso» di risorse è stato pubblicato giovedì scorso
in Gazzetta ufficiale e già nei prossimi giorni è possibile
stilare una seconda lista di domande supplementari. Se la
rimodulazione regionale non dovesse bastare a finanziare
tutti i progetti, l'Italia potrà chiedere a Bruxelles di
utilizzare le risorse non spese da altri partner. Escluse
la Valle d'Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano, che
hanno rinunciato alla prima annualità dei fondi, sono dieci
le Regioni che hanno già esaurito il proprio portafoglio
e si candidano quindi a utilizzare i «resti» finanziari.
Si tratta di regioni di radicata
tradizione vitivinicola, che si erano viste assegnate le
fiche finanziarie più consistenti: dal Piemonte alla Toscana,
dall'Emilia Romagna alla Lombardia. Ma per una volta segnali
confortanti provengono anche dal Sud, con Sicilia e Puglia
in prima linea nell'impegnare i fondi Ue. Tutte aree del
Paese che non hanno voluto lasciarsi sfuggire l'occasione
per riconvertire gli impianti aumentando il contenuto di
qualità delle produzioni e l'impiego della raccolta meccanizzata.
Due escamotage hanno permesso di recuperare terreno su ritardi
che sembravano insormontabili: da un lato la predisposizione
di centri di raccolta delle domande dislocati sul territorio,
dall'altro l'ampio ricorso alla richiesta di contributi
anticipati dietro presentazione di una garanzia fideiussoria.
Sotto il primo aspetto associazioni
di categoria e cantine sociali hanno raccolto le domande
per conto dei propri soci anche grazie a un'apposita convenzione
stipulata nei mesi scorsi con Agea. Sotto il secondo profilo
invece si è approfittato di una norma di grande semplificazione
contenuta nel regolamento comunitario. Infatti, mentre l'iter
convenzionale richiedeva che entro il 30 giugno i lavori
di ristrutturazione fossero completati e collaudati dai
rappresentanti della Regione, la richiesta di anticipo consente
una proroga di due anni per il completamento dei lavori;
al 30 giugno basta solo dimostrare di aver avviato la ristrutturazione
dell'impianto. «Gli sforzi prodotti stanno per essere premiati
- ha detto ieri il presidente di Agea, Pierluigi Bertinelli
-. Adesso redistribuiremo le risorse fra le amministrazioni
italiane. L'adesione dei viticoltori è stata tale che ho
ragionevoli motivi per pensare che richiederemo alla Ue
l'assegnazione di fondi non spesi da altri Stati membri».
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