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Carne, scontro Roma-Parigi
Gli allevatori chiedono ad Alemanno di bloccare l'iniziativa dei concorrenti: un inganno per i consumatori

Ernesto Diffidenti (NOSTRO SERVIZIO)

ROMA - Italia e Francia ai ferri corti sulla bistecca. Per una questione di etichetta. Il crollo dei consumi di carne bovina, che in piena crisi Bse aveva toccato punte del 70%, ha spinto i grandi produttori a rivedere le strategie. Primo obiettivo, rassicurare i consumatori.

Così Sopexa, la società per la promozione delle vendite dei prodotti agroalimentari francesi, è scesa in campo per riconquistare quote di mercato: a Milano con una conferenza stampa per illustrare le azioni commerciali, mentre a Roma ha inviato un dossier - ora sul tavolo del ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno - con tanto di disciplinare sul sistema di etichettatura per garantire la tracciabilità e la sicurezza di tutto il prodotto d'Oltralpe.

La posta in gioco è alta: la Francia, grande esportatrice di carne e bovini vivi, ha visto dimezzare nei primi sei mesi di quest'anno le sue spedizioni sul ricco mercato italiano. Ma la filiera italiana delle carni non ci sta e passa al contrattacco: «È un'operazione illegittima di promozione a vantaggio della carne bovina francese». Luigi Scordamaglia, segretario di Assocarni, ricorda che le regole devono essere uguali per tutti: «Non è una guerra con i francesi, ma come filiera italiana della carne chiediamo che le regole rigide applicate alle nostre imprese vengano applicate anche a quelle d'Oltralpe.

Non è possibile pensare a scorciatoie che avvantaggino alcune aziende a scapito di altre. Siamo convinti che il ministro Alemanno saprà ricomporre questa vertenza». In effetti, anche le diplomazie commerciali dei due Paesi sono al lavoro per evitare uno spiacevole incidente. Tutto nasce dall'applicazione del regolamento europeo 1760/2000 con cui le etichette sono diventate obbligatorie per le carni (e dal gennaio del 2002 bisognerà indicare oltre al macello anche il luogo dove l'animale è nato ed è stato allevato).

Le norme Ue, tuttavia, lasciano la facoltà di aggiungere informazioni sulle caratteristiche del prodotto. A patto però che tali indicazioni non inducano in errore il consumatore e, soprattutto, che l'operatore o l'organizzazione autorizzata controllino direttamente il prodotto etichettato e siano in grado di assicurare la veridicità delle diciture e di garantire il proprio sistema di rintracciabilità.

Un requisito che, secondo i produttori italiani, non può essere rispettato da una società come Sopexa, che non produce carne ma ne promuove solo la commercializzazione. Insomma, la filiera italiana teme di ritrovarsi sui banchi del supermercati un prodotto con indicazioni generiche (per esempio «proveniente da animale alimentato con prodotti vegetali», dicitura accattivante, ma che non aggiunge una caratteristica del prodotto visto che le farine animali sono vietate) creando una distorsione della concorrenza. Inoltre, si fa rilevare, c'è anche un problema di reciprocità: un'operazione simile è già stata bocciata per le imprese italiane che ne avevano fatto richiesta al ministero, mentre le organizzazioni d'Oltralpe di fatto rendono impossibile l'accesso di operatori italiani ai sistemi privati di etichettatura.

Per tutte queste considerazioni, la filiera italiana chiede ad Alemanno di bocciare la richiesta di Sopexa. Ma sugli allevatori italiani, che già pagano un prezzo salato per la Bse, cade un'altra tegola: l'Agea sta ultimando il pagamento del bonus per la mancata macellazione, ma manca ancora il nullaosta di Bruxelles per le altre poste in bilancio: così, gli allevatori attendono ancora i finanziamenti promessi (25 milioni di euro) destinati dalla legge 49/2001 sotto forma di mutui per la ristrutturazione delle stalle o per la riconversione nella zootecnia biologica.

Stesso dicorso per i pagamenti relativi alla rottamazione (regolamento Ue 2777/2000). Intanto, si sta cercando una soluzione per completare l'anagrafe bovina. Mercoledì prossimo è previsto un incontro tra le associazioni di categoria e i ministri della Salute e delle Politiche agricole: al vaglio ci sarà un decreto che estende alle organizzazioni agricole e all'Aia la possibilità di interagire con la banca dati di Teramo.

 

 

 
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