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Grappoli d'oro nel vigneto Italia
Girandola di acquisizioni: Frescobaldi si espande in Friuli,
Zonin sbarca al Sud e le cantine Pasqua vanno in Puglia
Nicola
Dante Basile
VERONA
«Per il vino italiano è un grande momento, forse il migliore
che abbia mai avuto finora, e niente è dovuto al caso»,
parola di Gianni Zonin, uno dei maggiori viticoltori del
Paese e soprattutto tra i più dinamici nel fare nuove acquisizioni:
negli ultimi due anni ha acquisito vigneti per circa mille
ettari nel Sud Italia, portando a oltre 2mila ettari la
proprietà agricola da cui provengono i vini di gamma alta
della nuova selezione che porta il suo nome (Gianni Zonin
Vineyards) e presentata al VinItaly di Verona. «Ma attenzione
- avverte Zonin - se oggi assistiamo a una crescente richiesta
dei nostri prodotti su tutti i mercati e la loro immagine
si colloca al più alto livello, questa non è manna che cade
dal cielo, ma frutto di impegno e investimenti che viticoltori
e imprese hanno dedicato alla ricerca della qualità, all'ottimizzazione
dei processi, alla comunicazione». Impegno e investimenti,
dunque.
Due
parole che nei recinti della manifestazione veronese rimbalzano
di stand in stand, a dimostrazione che la questione non
è casuale, soprattutto coinvolge un grande numero di protagonisti
legati al vino da vecchia data, ma anche da tempi più recenti.
E questo
conferma sostanzialmente due cose: da una parte la tesi
esposta da Mediobanca nel rapporto sul settore ( si veda
«Il Sole-24 Ore» del 22 febbraio), che assegna al vino made
in Italy le stesse potenzialità di crescita che ha contraddistinto
negli ultimi vent'anni il sistema moda; dall'altra la stima
che nei prossimi tre anni saranno ben 5mila i miliardi che
verranno investiti in Italia per acquistare vigneti, realizzarne
dei nuovi, fare cantine e promuovere il vino come prodotto
di marca.
Un
obiettivo, questo, che riserva opportunità differenziate
e che interessa un numero crescente di candidati. Così è
per la famiglia Caprai di Montefalco (Umbria), che dai merletti
e dal cashmere non ha esistato a investire circa 50 miliardi
per realizzare il mito del rosso Sagrantino, grazie al potenziale
del vino ma anche ricorrendo a tecniche di vendita online
che hanno esaurito tutte le partite disponibili.
E mentre
Marco Caprai sta preparando nuove iniziative, i fratelli
Pasqua da Verona (20 milioni di bottiglie e 75 miliardi
di fatturato) rispondono con un cambio di strategia produttiva
e commerciale che ha portato l'azienda ad acquisire vigneti
in Puglia e fare accordi con i siciliani della Fazio Wine
il che amplia notevolmente la propria offerta. D'altra parte
è quello che ha fatto Frescobaldi che, dopo gli accordi
con gli americani Mondavi per Luce e Lucente, ora ha spostato
l'obiettivo in Friuli dove ha rilevato il 70% della Douglas
Attems. Per fare che cosa? Grandi vini bianchi - è la risposta
- che vanno ad arricchire il paniere dei rossi toscani.
E se
Frescobaldi sposa la qualità dei bianchi friulani, il veneto
Valentino Paladin (100 ettari di vigneto con 2 milioni di
bottiglie per il 40% esportato) investe nella tenuta Borgo
del Merlo con una cantina nuova di zecca e con una produzione
di uva rigorosamente coltivata con metodi biologici. La
conferma che tutto è in movimento arriva da allenaze e processi
che in altra epoca sarebbero stati impensabili.
Per
esempio l'accordo societario tra un grande marchio privato
qual è Sartori di Valpolicella che apre alla cooperazione
(Colognola ai Colli con 800 soci e 2.300 ettari) e il processo
inverso fatto da 13 cooperative del Piemonte che con TerredaVino
vanno sul mercato con una società per azione che opera assolutamente
con logiche private.
E c'è
chi, ancora, crede esclusivamente nelle proprie risorse
come la Marchesi di Barolo che rafforza il portafoglio investendo
sui vigneti di famiglia e creando nuovi vini, il PiCit,
fatto con uve internazionali opportunamente dosate con uve
di Barolo.
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