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I Consorzi agrari si preparano a ricevere
dallo Stato la prima tranche dei crediti per gli ammassi
I Cap passanno all'incasso con
una dote di 850 miliardi di lire pronti a partire i progetti
di accorpamento e il ripiano dei debiti
ROMA
- Chiusi i conti con il passato, i Consorzi agrari scaldano
i motori in vista di nuove intese che li proiettino sul
mercato come veri soggetti dimpresa.
Al
termine di un lungo lavoro di preparazione in Parlamento,
con la legge finanziaria 2001 è stato sciolto il
nodo degli importi relativi ai crediti che i Consorzi vantavano
nei confronti dello Stato per la gestione degli ammassi
del grano dal Dopoguerra fino agli anni Sessanta. Un bonus
di circa 1.100 miliardi, che alla fine si sono ridotti a
850. «Frutto di un compromesso che abbiamo accettato
spiega il presidente di Assocap, Sante Cervellati
pur di chiudere un contenzioso che durava da cinquantanni.
Un gesto di responsabilità aggiunge
che abbiamo compiuto volentieri per togliere dalle aule
dei tribunali una vicenda che rischiava di non avere più
fine, con danni enormi per tutti».
Dopo
avere sentito il parere dellAvvocatura di Stato, il
Governo ha deciso infatti di restituire limporto attraverso
lemissione di certificati di credito del Tesoro settennali
a tasso variabile, con decorrenza 1° gennaio 1998 e
scadenza il 1° luglio 2005. La liquidazione è
stata avviata in questi giorni attraverso 24 Istituti di
credito. Con un acconto pari al 20% della somma complessiva,
al quale seguirà il saldo entro un paio di mesi.
La
prima tranche di 142,5 miliardi vede il Consorzio agrario
di Ferrara in attesa di 11,3 miliardi, seguito da Pavia
con 8,6 miliardi e
dai Consorzi interprovinciali di Bologna-Modena e Milano-Lodi,
rispettivamente con 8,5 e 6,9 miliardi.
Per
quanto riguarda gli interessi maturati sui crediti
una questione che per lungo tempo aveva rallentato liter
del provvedimento viene applicato il tasso ufficiale
di sconto maggiorato di 4,4 punti percentuali con una capitalizzazione
annua fino al 31 dicembre 1995 e tasso legale del 10% per
il 1996 e del 5% per il 1997.
Al
di là dellaspetto contabile, che nella maggior
parte dei casi servirà a coprire o ridurre lindebitamento
con le banche, la riscossione dei debiti rappresenta la
base di partenza per un più generale piano strategico
di rilancio dei consorzi. Una rete di 68 strutture provinciali
e interprovinciali, di cui 26 in bonis e 42 in liquidazione
coatta amministrativa, con un giro daffari di circa
5mila miliardi e oltre 6mila addetti che operano nel settore
dei servizi e della fornitura di mezzi tecnici.
Indipendentemente
dallo stato di salute, tutti tentano di seppellire il ricordo
di quel crack Federconsorzi, che dieci anni fa decretò
la fine di unepoca per lagricoltura. Tramontata
lipotesi di un recupero attraverso la società
Soconagri, messa in liquidazione, e chiusa la parentesi
di una Associazione nazionale con finalità di rappresentanza
sindacale, mai decollata, la svolta per i Consorzi agrari
è avvenuta con la legge di riordino 410/99. Un passaggio
fondamentale, che attraverso la revisione degli statuti
ha portato al recepimento di tutte le norme previste dalla
legge sulla cooperazione.
A
questo, sempre alla fine del 99, è seguita
la costituzione dellAssocap. Nei giorni scorsi il
Consiglio direttivo ha richiamato i
soci sulla necessità di aumentare le quote azionarie
per coprire i servizi ritenuti prioritari, dallo stoccaggio
delle materie prime, alla firma di contratti di coltivazione
con le industrie di trasformazione, soprattutto nei settori
dei cereali e dei semi oleosi.
Intanto,
proprio in questi ultimi settori, un pool di consorzi sta
lavorando a unipotesi di aggregazione con le centrali
cooperative e le organizzazioni agricole per realizzare
ununica struttura nazionale di produzione e commercializzazione.
Massimo Agostini
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