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L'industria dei fertilizzanti supera
la crisi delle vendite con la «carta dell'etichetta»
ROMA
- Lindustria dei fertilizzanti prende le distanze
dalle farine animali a rischio. Tra i componenti dei concimi
organici ci sono gli scarti di macelleria «ma
spiega il presidente di Assofertilizzanti, Carlo Monesini
nei nostri processi produttivi sono impiegati esclusivamente
scarti di macellazione di avicunicoli e ovini. Del bovino
si utilizza, invece, prevalentemente la pelle». E
proprio in un momento di psicosi i produttori italiani di
concimi non vogliono correre «rischi di contaminazione
da prodotti di cui non si conosce lorigine».
Lindustria
dei fertilizzanti, che esce dal tunnel di una pesante ristrutturazione
(negli ultimi 10 anni il consumo si è ridotto di
circa il 14%, il trend al ribasso è dell1%
annuo), ha deciso di giocare tutto sulla qualità
e linnovazione. Il futuro afferma Monesini
è nella fertirrigazione, che si sta affermando
nel Mezzogiorno, nei prodotti idrosolubili e nei misti organici.
Oggi i due terzi delle produzioni innovative sono rigorosamente
made in Italy, mentre si importano prodotti «storici
e di base». Per sostenere limpegno dellindustria
sul fronte della qualità Assofertilizzanti, che rappresenta
l80% delle imprese operanti in Italia (51 con un giro
daffari di 1.600 miliardi), ha messo a punto una metodologia
per realizzare una corretta etichettatura dei fertilizzanti.
Lo schema è stato presentato nei giorni scorsi allIspettorato
centrale repressione frodi e allIstituto sperimentale
Nutrizione piante ai quali lassociazione chiede un
imprimatur ufficiale. Assofertilizzanti ha anche realizzato
un «corpus unico» della valanga di modifiche
apportate alla normativa base, la legge 748 dell84
«un passo importante ha detto Monesini
verso una maggiore chiarezza che non è stata favorita
da 16 anni di continui aggiornamenti».
Annamaria Capparelli
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