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L'agricoltura si rinnova per legge
Più spazio alla vendita dei prodotti e agli appalti per la manutenzione del territorio

Annamaria Capparelli

ROMA L'agricoltura italiana prova a voltare pagina. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, in via definitiva, i tre decreti legislativi della legge d'orientamento che riguardano agricoltura, foreste e pesca. Il ministro delle Politiche agricole, Alfonso Pecoraro Scanio, alla fine ce l'ha fatta e, nonostante i tempi strettisssimi (è stata pubblicata ai primi di marzo la delega che affidava al Governo il compito di riscrivere una legge quadro per il settore), ha condotto in porto un'impresa quasi impossibile: cambiare nel giro di una manciata di giorni il "volto" normativo dell'agricoltura italiana.

E ieri si è compiuto l'ultimo atto. Solo la scorsa settimana i tre decreti avevano incassato il parere favorevole della Camera e una bocciatura a metà della Conferenza Stato-Regioni, mentre ieri, poco prima del Consiglio dei ministri, hanno avuto il via libera dalle commissioni Bilancio e Agricoltura del Senato. Si tratta di una revisione a 360 gradi della materia agricola.

Dopo 60 anni viene modificato l'articolo 2135 del Condice civile che definiva la figura dell'imprenditore agricolo. Oggi, con la nuova legge, la qualifica è attribuita non solo a chi esercita l'attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e allevamento, ma anche all'imprenditore che svolge attività dirette alla lavorazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti. C'è dunque una estensione dell'attività agricola che si prolunga così sulla filiera agroalimentare e sui servizi, dal turismo rurale agli interventi sul territorio.

Tra le principali novità, c'è il riconoscimento della multifunzionalità dell'impresa agricola. Un concetto previsto dalla stessa Politica agricola comune, ma finora senza alcuna puntuale codifica. Agli imprenditori agricoli singoli o associati, con la nuova legge viene offerto un ricco ventaglio di opportunità che non comportano la perdita del "titolo" di imprenditore agricolo: dalla vendita diretta dei loro prodotti (a condizione che i ricavi non superino gli 80 milioni per gli imprenditori individuali e i 2 miliardi per le società) allo svolgimento di attività ricreative, culturali e didattiche che rientrano nell'agriturismo. L'identikit che emerge è quello di un agricoltore sempre più inserito in un contesto sociale, economico e territoriale e dunque anche i suoi compiti di presidio e tutela dell'ambiente trovano dignità giuridica.

Ed è su questi principi che le pubbliche amministrazioni possono affidare in appalto agli agricoltori le opere di manutenzione del territorio e dell'assetto idrogeologico, di salvaguardia del paesaggio agrario e forestale. Anche in questo caso però ci sono dei paletti: l'importo annuale degli appalti non può superare i 50 milioni per l'imprenditore singolo e i 300 milioni nel caso di imprenditori in forma associata. Ma se da un lato si dà spazio a un'attività radicata sul territorio, dall'altro si introducono strumenti che intendono rafforzare le forme societarie più moderne. Ai soci delle società di persone, in possesso della qualifica di coltivatore diretto e imprenditore a titolo principale (Iatp), continuano a essere riconosciuti i diritti e le agevolazioni tributarie e creditizie delle persone fisiche. E la stessa qualifica di Iatp scatta, a determinate condizioni, anche per le società di capitali, di persone e cooperative.

Una decisa sterzata verso il mercato viene introdotta anche per le associazioni dei produttori. Organizzazioni e loro forme associative devono infatti trasformarsi in società di capitali, società cooperative o consorzi. Nella legge agricola trovano inoltre spazio tutti i temi che, sull'onda di mucca pazza, hanno dominato il dibattito in questi ultimi mesi. Sono riconosciuti contributi agli operatori del settore agricolo, alimentare e dei mangimi che assicurano la rintracciabilità in tutte le fasi della produzione, mentre viene "rinforzata" la sorveglianza, attraverso un monitoraggio territoriale di vegetali, sementi, fertilizzanti e antiparassitari. Il cerchio si chiude con la costituzione di un'Agenzia per la sicurezza alimentare: una struttura di coordinamento tra Politiche agricole e Sanità, che agirà anche da interfaccia con la costituenda Agenzia europea.

Gli altri due decreti legislativi si occupano dell'attività di silvicoltura, forestazione e della pesca. In particolare, la figura dell'imprenditore ittico viene equiparata a quella dell'agricoltore ai fini sia previdenziali che fiscali.

 

 

 
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