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Calamandrana
Calamandrana
si può considerare un avamposto delle terre
di Langa. La parte nord solcata dal torrente
Belbo, è pressoché pianeggiante, mentre
la parte sud si presenta collinare e simile nell'aspetto
ad altre zone di Langa.
La pianura con i suoi insediamenti
produttivi è punto di forza economico del paese.
Ma è sulle colline, tra vigneti, boschi, pascoli
e vallette, che l'escursionista osservatore può trovare
piacevoli sorprese: lembi boschivi, siepi-rifugio per la
fauna selvatica, acque limpide come quelle del Rio "Rocche
Lunghe", che scorre tra imponenti pareti verticali
e dove la fitta vegetazione, caratterizzata da equiseti,
pioppi, carpini, farnie, ontani, fa pensare ad una foresta
primordiale.
Le terre che oggi costituiscono il
comune di Calamandrana furono
abitate, nell'antichità, da popolazioni di origine
celtica, i Liguri, sconfitti verso il 200 a.C. dai Romani;
dopo la caduta dell'Impero passarono a far parte dei possedimenti
del Marchesato del Monferrato
per un limitato periodo di tempo (inizio secolo XII).
In una carta del 1129, Calamandrana
viene nominata dal suo castellano, un certo Guglielmo
di legge longobarda, il quale dona una parte dei suoi possedimenti
al monastero di Santa Maria presso
Acqui.
Dall'analisi di documenti del tempo, risulta che al feudo
fossero soggetti castelli e altre terre vicine portanti
lo stesso nome e retti da signori probabilmente appartenenti
alla stessa famiglia.
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